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Codice della Strada, il Garante Privacy mette un freno alle multe con le telecamere comunali: cosa cambia davvero

Una recente decisione del Garante per la protezione dei dati personali introduce un importante chiarimento sull’utilizzo delle telecamere installate dai Comuni lungo le strade.

Contrariamente a quanto molti potrebbero pensare, le registrazioni dei sistemi di videosorveglianza urbana non possono essere impiegate automaticamente per elevare multe o accertare violazioni del Codice della Strada.

Codice della Strada, il Garante Privacy mette un freno alle multe con le telecamere comunali: cosa cambia davvero

Il principio è stato ribadito con un provvedimento che richiama le amministrazioni locali al rispetto delle norme sulla privacy e del cosiddetto principio di “limitazione della finalità”, previsto dalla normativa europea e italiana sul trattamento dei dati personali.

Il caso che ha portato all’intervento del Garante

L’Autorità è intervenuta dopo aver esaminato il comportamento di un Comune che aveva utilizzato le immagini di una telecamera di sorveglianza cittadina per ricostruire un incidente stradale e attribuire la responsabilità a uno dei conducenti.

Sulla base di quel filmato era stata contestata una violazione dell’articolo 191 del Codice della Strada. Inoltre, le immagini erano state inviate anche alla Motorizzazione Civile per valutare un eventuale provvedimento di revisione della patente.

Secondo il Garante, entrambe le operazioni sono avvenute senza una specifica base normativa che ne autorizzasse il trattamento.

Le telecamere comunali hanno finalità precise

Le telecamere installate dai Comuni per la videosorveglianza urbana vengono autorizzate principalmente per garantire la sicurezza pubblica e contribuire alla prevenzione di fenomeni criminali, come furti, atti vandalici e altri reati contro il patrimonio.

Proprio per questo motivo le immagini raccolte non possono essere utilizzate per qualsiasi altra esigenza amministrativa. Se manca una norma che autorizzi espressamente un diverso impiego, le registrazioni devono rimanere circoscritte agli scopi per cui sono state acquisite.

Questo significa che tali sistemi non possono trasformarsi in strumenti permanenti di controllo del traffico o essere utilizzati come una sorta di autovelox “nascosto”.

Quando le immagini possono essere utilizzate

La decisione del Garante non impedisce però l’utilizzo dei filmati in ogni circostanza.

Se da un incidente emergono ipotesi di reato, come l’omicidio stradale, le lesioni stradali gravi o gravissime oppure l’omissione di soccorso, le immagini possono essere acquisite nell’ambito delle attività di polizia giudiziaria e utilizzate come elementi di prova durante le indagini e nei procedimenti penali.

In questi casi, infatti, il trattamento dei dati risponde a finalità investigative previste dalla legge e non al semplice accertamento di una violazione amministrativa.

Stop anche all’invio dei filmati alla Motorizzazione

Tra gli aspetti censurati dall’Autorità figura anche la trasmissione delle registrazioni alla Motorizzazione Civile.

Secondo il Garante, il Codice della Strada e la normativa vigente non prevedono una disposizione che autorizzi i Comuni a condividere queste immagini con l’ente per valutare la revisione della patente. In assenza di una specifica base giuridica, tale comunicazione rappresenta un trattamento illecito dei dati personali.

Nessuna multa al Comune, ma arriva l’ammonimento

Nel caso esaminato il Garante ha scelto di non applicare una sanzione economica, limitandosi a emettere un ammonimento nei confronti dell’amministrazione comunale, anche in considerazione della collaborazione dimostrata durante l’istruttoria.

La decisione, tuttavia, assume un valore generale e costituisce un importante punto di riferimento per tutti gli enti locali.

Cosa cambia per automobilisti e Comuni

Il provvedimento chiarisce che i sistemi di videosorveglianza urbana non possono essere utilizzati liberamente per contestare infrazioni al Codice della Strada se manca una norma che lo consenta espressamente.

Le amministrazioni comunali dovranno quindi attenersi rigorosamente alle finalità per cui le telecamere sono state installate, mentre i cittadini ottengono una maggiore tutela sul fronte della protezione dei dati personali.

Resta comunque possibile utilizzare le registrazioni quando assumono rilevanza nell’ambito di indagini penali, dove prevalgono le esigenze di giustizia previste dall’ordinamento.

Conclusioni

Il pronunciamento del Garante Privacy ribadisce un principio fondamentale: la tecnologia può essere uno strumento prezioso per la sicurezza urbana, ma il suo utilizzo deve sempre rispettare i limiti fissati dalla legge.

Fino a quando il legislatore non introdurrà disposizioni specifiche, le telecamere comunali non potranno essere impiegate come strumenti generalizzati per elevare multe o controllare il traffico, ma soltanto per le finalità per cui sono state autorizzate o nei casi in cui intervengano esigenze di natura penale.

Riccardo Sciarretta

Mi chiamo Riccardo Sciarretta e vivo in provincia di Roma. Sono un Giornalista pubblicista iscritto all’ordine del Lazio e mi piace essere sempre informato sulle ultime notizie nel mondo. La mia passione più grande è la cucina, oltre ovviamente alla mia famiglia.

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